L’atto di indirizzo

UN NUOVO PIANO PER LA CITTA’ – ” È l’interrogativo che ogni amministrazione si pone, o meglio dovrebbe porsi, quando assume il governo di una città dotata di un piano risalente a 20, 30 o 40 anni prima, come Bari. Altre città, come Ravenna, non si pongono il quesito: a cadenza regolare decennale aggiornano il piano, ormai è una prassi scontata. La realtà muta costantemente, così la società, l’economia, la politica, i costumi, la cultura, i sentimenti, la moda, la cucina, l’arte, le leggi , il metabolismo ed i tempi della città … Dunque perché non adeguare il piano delle regole della città stessa? Eppure generazioni intere di politici, amministratori della cosa pubblica, “tirano a campare”, perché affrontare la gestazione, la condivisione, l’approvazione di un nuovo piano generale è, notoriamente, una missione impossibile, che fa cadere le amministrazioni, piuttosto che premiarle per questa assunzione di responsabilità. La scelta di dotarsi di un nuovo piano generale non è ‘roba da architetti’, è un atto politico responsabile e lungimirante, di chi non si limita al piccolo cabotaggio di realizzare esclusivamente tante piccole opere pubbliche, tutte necessarie e utilissime migliorare la vita quotidiana dei cittadini, e che per questo ne guadagnano il consenso, ma che da sole non proiettano la città verso il loro futuro. Non bisogna quindi rinunciare né all’efficienza dell’oggi, né alla lungimiranza del domani: vogliamo sia l’uovo che la gallina … Un piano generale, secondo la definizione dell’urbanista Francesco Indovina, che ritaglia inequivocabilmente i ruoli di ognuno, è dunque, prima di tutto, un atto politico, tecnicamente assistito.” – Architetto Anna Maria Curcuruto, neo assessore regionale alla Pianificazione Territoriale, Urbanistica, Assetto del Territorio, Paesaggio e Politiche Abitative

La filosofia urban

Gli obiettivi

Un Piano Urbanistico Generale non può essere considerato come un atto univoco che conduce chi lo edita a decidere per una comunità così ampia come può essere quella della città di Bitonto; è sicuramente un processo più complesso la cui aspirazione dovrebbe consistere nella capacità di interpretare la domanda dei cittadini, di saperla mediare con le istanze del territorio e di chiamare gli organi elettivi alle decisioni di merito.

Il termine ‘strategico’ richiama un modo di pianificare che include fra le caratteristiche fondamentali dello strumento sia la costruzione collettiva di una visione condivisa del futuro del territorio sia l’orientamento all’azione, cioè la capacità di rendere praticabili le previsioni del piano.

Appare prioritario fissare dei temi imprescindibili che come ‘fari nella notte’ debbono sempre guidare chi lavorerà alle varie fasi di pianificazione; essi sono temi di carattere generale a cui va data una risposta specifica nell’ottica di una nuova direzione di lavoro ed azione di trasformazione sulla città.